Rivista scientifica · ISSN 2282-7978 · dal 1988

PSICOANALISI
NEOFREUDIANA

Organo scientifico dell’Ente Scientifico Culturale International Foundation Erich Fromm. Pubblica saggi, ricerche e atti congressuali nell’area della psicoanalisi interpersonale e umanistica, con attenzione alla clinica, alla teoria del gruppo e al pensiero di Erich Fromm.

Registrata presso il Tribunale di Prato al n. 133/1988, esce in edizione online ad accesso libero. Il publishing e l’editing sono curati da SEF Polo Psicodinamiche, Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, sedi di Prato e Padova.

Ogni contributo è sottoposto al vaglio dell’Editorial Board e del Comitato Scientifico. La rivista è parte dell’offerta formativa della Scuola: gli allievi vi trovano materiale di studio e una sede di pubblicazione per i propri lavori.

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Copertina del N. 1/2026 — La clinica del limiteN. 1/2026 · Sfoglia il numero →
Anno XXXVIII · N. 1/2026 · data di copertina 30 giugno 2026 · online in anteprima dal 31 agosto

La clinica del limite

Il limite come soglia: non ciò che separa soltanto, ma il bordo che custodisce e attraverso cui qualcosa può passare. Il metodo e la conoscenza, il trauma e il mito del cambiamento, gli spazi del ritiro, le figure di Edipo e della metamorfosi. In anteprima: sommario e abstract di tutti i contributi; edizione integrale in PDF su richiesta. Con le soglie poetiche di Andrea Galgano.
4
sezioni
14
scritti
2
soglie poetiche
I numeri
N. 1/2024Anno XXXVI
CHRYSALIS
Metamorphosis I. Atti del III Convegno di Psicoanalisi Interpersonale Umanistica, Prato, 17–19 novembre 2023. Otto contributi sul senso della trasformazione nell’esperienza psichica, terapeutica e filosofica.
Roni · Battaglini · Galgano · Pollastri · De Caroli · Spanò · Rostellato · Barbato
N. 1/2025Anno XXXVII
Serena Baroncelli
Scritti 2012–2014
Numero commemorativo. Gli otto scritti dell’autrice ricomposti dalle fonti d’archivio, con nota di provenienza per ciascun testo.
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N. 2/2025In uscita
Nuove Trame per la Libertà
Atti del Convegno UEPE e Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, Pistoia, 25 settembre 2025.
N. 1/2026In evidenza
La clinica del limite
Il limite come soglia: non ciò che separa soltanto, ma il bordo che custodisce e attraverso cui qualcosa può passare. In anteprima con sommario e abstract.
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N. 2/2026In uscita
La Ricerca sulle Patologie Emergenti
Uno stato dell’arte delle URC di Uomo & Società. Titolo provvisorio.
Uscita 31 dicembre 2026.
Il numero in anteprima · sommario
La clinica del limite
Anno XXXVIII · N. 1/2026 · online in anteprima dal 31 agosto 2026
Data di copertina: 30 giugno 2026
Il limite come soglia: non ciò che separa soltanto, ma il bordo che custodisce e attraverso cui qualcosa può passare. Il sommario è provvisorio: l’ordine e i contenuti possono subire variazioni in sede di chiusura redazionale.
Editoriale — Irene Battaglini, La clinica del limite

I · Il limite e il metodo

Giuliano Casu, Nell’inganno del Sosia: metamorfosi dell’Identità, del Riconoscimento e della Soggettività
Abstract

Il contributo esplora il mito del sosia e la figura del doppio come chiave per pensare le metamorfosi dell’identità, del riconoscimento e della soggettività. Attraverso il patrimonio mitico (Nala e Damayanti, Anfitrione) e la clinica psichiatrica del delirio di Capgras, l’autore mostra come l’inganno del sosia metta in scena la vacillazione del riconoscimento dell’altro e di sé, sospesa tra familiarità ed estraneità. La figura del doppio diviene così soglia e limite dell’identità, luogo in cui si gioca la tenuta o la frattura della soggettività.

Michele Abbati, Come «conosce» la psicoanalisi. Forme di osservazione, controllo e revisione della conoscenza dopo la svolta interpersonalista
Abstract

Il dibattito sulla scientificità della psicoanalisi si è concentrato a lungo sulle prove di efficacia e sul rapporto fra ricerca empirica e pratica clinica. Resta in ombra una domanda che viene prima: con quali operazioni la psicoanalisi mette alla prova ciò che crede di sapere? L'articolo rilegge il dibattito epistemologico a partire dalla svolta interpersonalista, di cui indaga un effetto meno discusso di quello sulla teoria della relazione: lo spostamento dei criteri con cui l'esperienza clinica viene osservata e sottoposta a controllo. Il punto d'appoggio è la teoria sullivaniana della validazione consensuale, estesa qui dal terreno che le è proprio, vale a dire lo sviluppo del soggetto alla conoscenza dell'analista: una convinzione clinica resta paratassica finché non è stata esposta a un'altra mente. Da questa estensione discende la domanda che il lavoro persegue, ossia chi osservi l'osservatore, e con quali dispositivi. Ricerca empirica, ermeneutica e non-sapere rispondono all'obiezione di autoreferenzialità su terreni che non coincidono. La loro divergenza viene mantenuta anziché ricomposta. Il contributo non difende la scientificità della psicoanalisi: chiarisce con quali procedure una disciplina interpretativa può correggersi.

II · La funzione del limite

Riccardo Dalle Luche, Trauma atto secondo: il risentimento, la vendetta, la ripetizione invertita
Abstract

Quando il paziente giunge all'osservazione clinica, i traumi — precoci, infantili, adolescenziali — sono già avvenuti: tutto, nei disturbi post-traumatici, soffre dell'irreversibilità del tempo e della persistenza della memoria. Il contributo distingue le principali configurazioni post-traumatiche, dallo stress post-traumatico al disturbo complesso (C-PTSD), e ne segue l'«atto secondo»: le traiettorie con cui il trauma si riorganizza nella personalità sotto forma di risentimento, di vendetta e di ripetizione invertita. Ne discendono conseguenze cliniche precise: la difficoltà dell'intervento in adolescenza, l'atteggiamento necessariamente attendista del clinico, ma anche il riconoscimento di traiettorie post-traumatiche positive, capaci di riassestare la personalità. La cura degli aspetti emotivi del disturbo complesso e la moderazione dei suoi effetti comportamentali restano una questione tecnica cui dedicare una didattica specifica.

Laura Dalla Vecchia, Oltre il mito del cambiamento. La funzione terapeutica del limite nella pratica clinica
Abstract

L'attuale ideale culturale dell'autorealizzazione tende a promuovere una rappresentazione di sé come soggetto costantemente migliorabile, alimentando la fantasia di una progressiva emancipazione da ogni fragilità, conflitto o limite interno. In tale prospettiva, possono svilupparsi aspettative secondo cui ogni ostacolo possa essere superato e ogni aspetto di sé trasformato grazie al lavoro terapeutico: al termine del percorso non si proverà più ansia, insicurezza o paura dell'abbandono, né vi sarà il rischio di confrontarsi nuovamente con modalità di funzionamento già conosciute. L'esperienza clinica mostra, tuttavia, una realtà più complessa. Accanto ai cambiamenti che la psicoterapia rende possibili, esistono aspetti profondi e strutturali della personalità che tendono a riemergere soprattutto nei momenti di crisi, stress o transizione esistenziale. Il presente contributo propone una lettura del ritorno del sintomo come espressione del limite costitutivo del funzionamento psichico dell'individuo. Il lavoro terapeutico viene quindi inteso non solo come promozione del cambiamento, ma anche come progressiva capacità di riconoscere, comprendere e integrare aspetti di sé che difficilmente possono essere trasformati in modo definitivo. La psicoterapia non conduce all'assenza del limite, ma può guidare il soggetto verso una relazione diversa con esso, nella quale cambiamento e accettazione cessano di essere termini contrapposti e diventano dimensioni complementari del processo terapeutico.

Marco Di Cangio, Camerette digitali. Lo spazio come limite e come evento nella psicoterapia contemporanea dei giovani adulti
Abstract

Il contributo propone una lettura fenomenologico-psicodinamica della cameretta digitale come figura clinica centrale nella psicoterapia contemporanea dei giovani adulti. La stanza connessa non viene considerata un semplice contenitore del ritiro, né lo spazio di una vita virtuale contrapposta a quella reale, ma una particolare organizzazione dello spazio vissuto: rifugio dall'eccesso dello sguardo e della richiesta sociale, involucro difensivo, cabina di regia della presenza online e possibile soglia dell'incontro. In dialogo con la letteratura italiana sul ritiro sociale e sull'hikikomori, il testo distingue il ritiro dall'uso intensivo delle tecnologie e dalla dipendenza da internet. Attraverso i concetti di spazio vissuto, limite, schizoempiria, atmosfera e spazio potenziale, viene mostrata l'ambivalenza della cameretta: essa protegge l'individuo da un mondo divenuto impraticabile, ma può irrigidirsi fino a coincidere con l'intero orizzonte del possibile. Il termine evento non designa un episodio osservabile, come l'accensione della videocamera o l'uscita di casa, ma una trasformazione del campo relazionale e delle possibilità di esistenza. L'evento terapeutico accade quando il limite non viene né violato né confermato indefinitamente, ma riacquista la funzione di soglia. La cura non coincide pertanto con l'abolizione della stanza, bensì con il passaggio attraverso cui essa può tornare a essere un luogo tra altri luoghi.

Dario Spanò, I territori della metamorfosi. La clinica del limite come spazio trasformativo
Abstract

Il concetto di limite occupa una posizione centrale nel pensiero psicoanalitico sin dalle sue origini, venendo spesso associato alle nozioni di confine, separazione, interdizione e funzione organizzatrice della vita psichica. Senza negarne tali funzioni, il presente contributo propone di interrogare il limite anche nella sua dimensione generativa, come luogo di passaggio e trasformazione. In tale ottica, il limite si configura come una regione intermedia dell'esperienza umana, in cui il soggetto non appartiene più pienamente a ciò che era, senza essere ancora divenuto ciò che sarà. Le grandi transizioni dell'esistenza - dalla nascita all'adolescenza, dal lutto alla malattia, fino ai momenti cruciali del percorso terapeutico - vengono così considerate come esperienze di attraversamento nelle quali il cambiamento psichico richiede la capacità di sostare nell'incertezza e nell'incompiuto. La psicopatologia può allora essere letta come una difficoltà nel rapporto con la soglia e con i processi trasformativi che essa implica, mentre la psicoterapia si configura come un contesto liminale protetto, all'interno del quale paziente e terapeuta condividono rischi e possibilità del passaggio. Il limite viene così pensato non soltanto come ciò che separa, ma come il territorio stesso della metamorfosi: un luogo in cui le forme precedenti dell'esperienza si dissolvono e nuove configurazioni del Sé possono progressivamente emergere.

Alberto Taddei, Con lo psicologo si trova il fidanzato? La risposta al quesito freudiano sull’interminabilità dell’analisi
Abstract

Il lavoro analizza la trasformazione contemporanea della domanda amorosa in psicoterapia, mostrando come l'assenza di una relazione stabile diventi spesso il nucleo della sofferenza clinica. Attraverso tre casi clinici femminili, si evidenzia come il partner assuma funzioni di regolazione identitaria ed emotiva. La psicoterapia viene così investita di attese che eccedono il suo compito interpretativo, fino a includere l'esito relazionale del paziente. Ne emerge una tensione strutturale tra desiderio, attaccamento e cultura dell'ottimizzazione affettiva.

Soglia · Andrea Galgano, Le vigne dell’ombra, Auxerre

III · Figure del limite

Primo Lorenzi, La parabola di Edipo. Le premesse e gli approdi
Abstract

Il contributo propone una rilettura del mito di Edipo come parabola delle occasioni e dei rischi connessi all'uso stringente della ragione. Attraverso le tappe del mito --- l'illuminazione di Delfi, l'enigma della Sfinge, il dilemma di Tiresia, l'accecamento e l'approdo a Colono --- l'autore legge la scelta edipica come radicale adesione alla «via di Apollo»: distanziazione, differenziazione, verticalizzazione, a scapito della dimensione ambigua e umbratile dell'esistere. Il dilemma fra ascensionalità e immanenza, fra maschile e femminile, fra definito e indefinito, attraversa l'intera esistenza e non si risolve se non in un difficile equilibrio fra le due tendenze. La parabola di Edipo assume così un valore antropologico e clinico: paradigma del prezzo della tracotanza raziocinante e della necessità di reintegrare l'ombra.

Francesco Pollastri, La Grande Madre e il dio toro: il racconto mitico all'origine del pensiero
Abstract

La «rivoluzione dei simboli», come la definì Jacques Cauvin, che prelude alla nascita del Neolitico è espressione di un cambiamento nella struttura psichica che segnò un momento decisivo nel percorso evolutivo della specie. La figura che emerge con maggior evidenza nelle antiche culture di agricoltori e allevatori è la Grande Madre, la quale dà alla luce il toro, un maschile che presto affiancherà la dea come giovane dio. La fonte dell'origine e del nutrimento incarnata da una figura femminile e un principio ordinatore che promette ordine e organizzazione. Vedremo attraverso la lettura freudiana e junghiana la relazione tra mito, simbolo e pensiero nella preistoria umana.

Roberto Cecchetti, Abitare la metamorfosi: dal sapere oracolare alla trasformazione terapeutica
Abstract

Muovendo dalla filosofia delle forme simboliche di Cassirer — la coscienza fondata sul mutamento, non sulla statica — il contributo ripercorre il passaggio dal sapere oracolare, che fissa il destino in un enunciato, alla trasformazione terapeutica, che restituisce senso al movimento della vita psichica. Attraverso Neumann, von Franz e Hillman, la metamorfosi è còlta come opera della funzione formante dell'inconscio, che trascende il perimetro dell'io individuale per farsi struttura del mondo condiviso: come le prime forme del diritto e del mito nascono dall'esigenza di dare un péras — un limite e una forma — al caos primordiale, così la presa di coscienza terapeutica non si esaurisce nella stanza d'analisi, ma riapre lo spazio per un'autentica metamorfosi della civiltà.

Fabiano Sartori, Metamorfosi della psiche e clinica del limite (con Epilogo. La falena della seta e la forma notturna della psiche)
Abstract

Il presente articolo propone una riflessione psicodinamica, fenomenologica e mitopoietica sul concetto di metamorfosi, inteso non come semplice trasformazione adattiva, ma come attraversamento della forma, crisi della forma e possibile ritrovamento di una forma psichica più originaria. A partire dall’etimologia greca di metamorphosis — metá, “oltre”, e morphé, “forma” — il contributo indaga la metamorfosi come processo fondamentale della vita psichica, collocandola al crocevia tra zoé, bíos, psyché e anima. La figura della crisalide, della farfalla, della falena e del baco da seta viene assunta come metafora clinica del lavoro interiore: la psiche produce il proprio bozzolo simbolico, fila immagini, sogni e narrazioni, trasformando il trauma, il sintomo e il falso Sé in possibilità di individuazione. Il sogno viene interpretato come luogo privilegiato della metamorfosi naturale della psiche, dalla funzione onirica freudiana alla prospettiva simbolica di Jung, dalla sintassi esistenziale del sogno in Binswanger e Foucault alla fedeltà all’immagine di Hillman. Una vignetta onirica autoanalitica, centrata sull’apparizione di una volpe rossa che si trasforma in giovane donna, viene utilizzata come esempio di produzione mitopoietica del sogno e di dialogo tra psiche, natura e selvatico. In dialogo con Freud, Jung, Ferenczi, Winnicott, Bion, Kohut, Kernberg, Bollas, Hillman e Heidegger, l’articolo propone una clinica del limite come arte dell’attesa, della cura e della forma nascente. La psicoterapia viene così pensata come therapeía, relazione capace di custodire il bozzolo psichico senza forzare la nascita della farfalla, favorendo la trasformazione del vissuto in simbolo, del sintomo in racconto, della sofferenza in poiesis.

Andrea Galgano, Vladimír Holan: la tenebra insonne
Abstract

Il contributo esamina la figura e l'opera di Vladimír Holan, tra le voci più significative della poesia ceca del Novecento, a partire dalla recente ripubblicazione italiana di Una notte con Amleto e altre poesie nella storica traduzione di Angelo Maria Ripellino. Attraverso una lettura critica che intreccia dati biografici, contesto storico e analisi tematica, il saggio mette in evidenza la complessità della scrittura holaniana, caratterizzata da una tensione costante tra esperienza storica e interrogazione metafisica. L'universo poetico di Holan si configura come uno spazio dominato dall'ombra, dalla precarietà e dalla dissoluzione, nel quale la riflessione sulla morte, sul silenzio, sulla colpa e sul destino si traduce in una lingua di straordinaria densità simbolica e visionaria. Particolare attenzione viene dedicata alla dimensione barocca della sua poesia, all'elaborazione del motivo della notte, alla centralità della figura materna e alla rappresentazione della storia come processo di rovina e disfacimento. L'analisi di Una notte con Amleto consente inoltre di evidenziare il ruolo del personaggio shakespeariano quale alter ego dell'autore e incarnazione delle inquietudini spirituali e storiche del Novecento europeo. Ne emerge il ritratto di un poeta dell'insonnia metafisica, capace di trasformare il trauma individuale e collettivo in una radicale meditazione sui limiti dell'esistenza.

Soglia · Andrea Galgano, Astrolabio d’acqua, Utrecht

IV · Sull’orlo

Irene Battaglini, Il dilemma del Vivente. Evitamento, rifugio e ritiro al-limite dell’analista nella psicoterapia contemporanea
Abstract

L'articolo prende avvio da un confronto deliberatamente esposto con una matrice intelligente: un dispositivo capace di ampliare il campo, ordinare le fonti, restituire formulazioni e accelerare la costruzione concettuale. Proprio questa fecondità introduce il dubbio: quando l'estensione del pensiero diventa sostituzione della sua genesi? Come distinguere una funzione che rende l'esperienza più pensabile da una risposta che la precede fino a renderla superflua; una competenza acquisita attraverso il lavoro e l'incontro da una competenza soltanto acquistata? Il saggio non parla dell'IA soltanto dall'esterno: si espone al proprio oggetto d'indagine e ne estende le conseguenze alla clinica, alla diagnosi e all'assessment, che possono essere privati del proprio fondamento epistemico, la conoscenza diretta dell'Altro. Quell'Altro che, nel senso di Lévinas, precede ogni conoscenza e istituisce la responsabilità del clinico; e con essa la fiducia, termine desueto e tuttavia inalienabile, che può essere revocata nominalmente ma non espunta dalla relazione. L'ipotesi centrale è che il dato acquisito, apodittico e a tratti didascalico, con il quale tendiamo a uniformare la psicoterapia alla regolazione e al risultato efficiente --- quella logica della prestazione che Byung-Chul Han ha eletto a cifra del presente[^1] --- non riguardi soltanto il paziente, ma l'intero campo intersoggettivo. Chiamo ritiro dal Vivente la progressiva anestesia della risonanza: una riduzione della disponibilità reciproca a essere raggiunti, sorpresi e modificati, che può coinvolgere anche il terapeuta quando la sua funzione si restringe a quella di collettore di dati e consulente di orientamento. Il dato, acquisito dall'IA e dai social in forma accelerata, omogeneizzata e non verificata nella relazione, può sostituire il sintomo e oscurare i processi inconsci che prendono forma nel campo. L'angolo visuale offerto da Fromm e dalla psicoanalisi interpersonale, umanistica ed esistenziale non promette salvezza; offre però un asse per distinguere evitamento, rifugio e ritiro dell'analista da quelle ritirate reversibili che custodiscono il desiderio e preparano un ritorno. Il problema investe anche la formazione e la trasmissione del sapere clinico ai futuri psicoterapeuti e costituisce una linea d'indagine orientata al Congresso WADP di Vienna del 2027.

Andrea Galgano, Le stelle tardive di Arsenij Tarkovskij
Abstract

Il presente contributo propone un'analisi della poesia di Arsenij Tarkovskij a partire dai volumi Stelle tardive. Versi e prosa e Stelle tardive. Poesie disperse, curati e tradotti da Gario Zappi. Attraverso una lettura tematica e stilistica dei testi, l'articolo si sofferma sui principali nuclei della poetica tarkovskiana, evidenziando il ruolo centrale della memoria, della dimensione spirituale e del rapporto tra uomo e natura. In una prospettiva che intreccia esperienza individuale e tensione metafisica, la parola poetica si configura come luogo di mediazione tra materia ed eterno, tra contingenza storica e ricerca dell'assoluto. Particolare attenzione è dedicata alla ricorrenza di immagini simboliche -- il respiro, la luce, il vento, la terra e le stelle -- che strutturano un immaginario fondato sulla continuità tra visibile e invisibile. Il saggio evidenzia inoltre come la poesia di Tarkovskij, maturata nel contesto della cultura sovietica e segnata da una lunga marginalizzazione editoriale, sviluppi una peculiare concezione del tempo, inteso non come successione cronologica ma come dimensione unitaria in cui memoria, sogno e destino convergono. Ne emerge il profilo di una delle voci più originali della lirica russa del Novecento, capace di trasformare l'esperienza del limite in una meditazione universale sulla vita, sulla morte e sulla permanenza dell'essere.

Direzione e assetto scientifico
Direttore responsabile
Ezio Benelli
Coordinatore scientifico
Irene Battaglini
Editors in chief
Irene Battaglini, Andrea Galgano
Editorial board e Comitato scientifico
Irene Battaglini, Francesco Pollastri, Andrea Galgano, Federico De Caroli
Editore
Ente Scientifico Culturale International Foundation Erich Fromm, Firenze
Publishing & editing
SEF Polo Psicodinamiche, Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, Prato–Padova
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Tribunale di Prato n. 133/1988 · ISSN 2282-7978
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Bibliografia
Cognome, iniziale del nome, titolo in corsivo, editore, città, anno. Per gli articoli: titolo in corsivo, testata fra virgolette alte, numero, anno, pagine.
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