Dora entra all'Open Day
Il «Frammento» di Freud letto con il dispositivo delle tre colonne, nella serata di presentazione del ciclo 2027–2030.
Capable of being in uncertainties, mysteries, doubts, without any irritable reaching after fact and reason.
John Keats, lettera ai fratelli, dicembre 1817
Il 9 settembre la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm ha presentato il ciclo formativo 2027–2030. In sala a Prato e in collegamento c'erano colleghe e colleghi arrivati dalla Toscana e dal Veneto, dall'Emilia, dal Lazio, dall'Abruzzo e dalla Puglia: abilitati, laureandi, neolaureati.
La serata è cominciata da un caso clinico. Il «Frammento di un'analisi d'isteria», che Freud scrisse nel gennaio del 1901 e pubblicò nel 1905: il caso di Dora, Ida Bauer, diciotto anni, undici settimane di trattamento, un'interruzione decisa dalla paziente.
Dalla teoria alla stanza
Il Dott. Michele Abbati ha ricostruito la vicenda e il problema che vi nasce: la configurazione familiare, i sintomi di conversione, il transfert che Freud riconoscerà soltanto nel poscritto, quando il trattamento era già chiuso. Da quel riconoscimento tardivo nasce una delle teorie che ancora usiamo.
Dott. Irene Maria Pia Battaglini ha proposto la rilettura nel modello PIUE™, Psicoanalisi Interpersonale Umanistica Esistenziale, che ha elaborato in seno alla International Foundation Erich Fromm. Nel caso di Dora si vedono insieme la finezza osservativa del metodo freudiano e una questione che la psicoanalisi avrebbe impiegato decenni a formulare, il posto dell'analista dentro ciò che osserva.
Di qui la domanda che ha tenuto la serata:
Quanto può sapere l'analista del proprio paziente senza smettere di ascoltarlo?
La risposta, nel modello della Scuola, passa da una distinzione che si insegna come tecnica. Tre colonne, tenute separate: ciò che osservo, ciò che risuona in me mentre ascolto, ciò che ipotizzo. Sembra semplice. In pratica è uno dei lavori più difficili della formazione, e la separazione è il rigore: ogni colonna ha nell'Ordinamento insegnamenti propri, dispositivi propri e ore proprie.
Il caso porta con sé la questione del tempo. Un'interpretazione può essere teoricamente ineccepibile e clinicamente prematura: conta il momento in cui arriva, conta il campo che la riceve, conta quello che produce dopo essere stata detta. Nella prospettiva PIUE™ l'interpretazione è un atto relazionale di simbolizzazione, e il paziente ha diritto a discuterla. Un'interpretazione che non sopravvive al dissenso non era ancora un'interpretazione.
Una paziente che resiste al proprio autore
Il Dott. Andrea Galgano, Direttore Umanistico della Scuola, ha letto lo stesso testo dal versante letterario. Freud è insieme autore e personaggio del proprio caso. Dora racconta, Freud interpreta, e noi leggiamo Freud mentre interpreta Dora: il testo si costruisce come un'architettura di sguardi, dove ciascuno guarda qualcun altro.
Anche il corpo della giovane paziente diventa testo. La tosse e l'afonia sono una scrittura che compare quando la parola non trova spazio dentro una rete di discorsi tenuta dagli adulti. L'interruzione, in questa lettura, ha una funzione narrativa: impedisce all'autore di chiudere il personaggio. Il testo resta un Frammento, e per questo generazioni di lettori hanno continuato a tornarci.
Formare lo strumento che cura
Se il terapeuta appartiene al campo che osserva, insegnargli teorie non basta. Deve conoscere il proprio modo di partecipare alla relazione. Da questa premessa la Scuola fa derivare il peso strutturale dell'analisi personale, della supervisione individuale e di gruppo, del lavoro esperienziale in aula.
Nel corso della serata sono stati presentati i Frommian Clinical Values che orientano questo lavoro: l'epoché, la capacità negativa di Keats, la sospensione dell'incredulità, l'insufficienza esistenziale. Il loro tratto comune è il lavoro che chiedono al clinico prima che al paziente. L'ultima in particolare protegge dalla hybris terapeutica, perché il limite appartiene a chi cura quanto a chi è curato.
La stessa logica governa la struttura del quadriennio. Ogni anno vale cinquecento ore; cambia la composizione interna, e il peso della formazione pratica e supervisiva cresce dal 33 per cento del primo anno al 52 per cento del quarto.
Un Allievo del quarto anno, intervenuto in collegamento, ha descritto il percorso come un viaggio nell'oceano che si compie insieme. Alla Direzione interessa questo passaggio: l'Allievo che diventa progressivamente partecipe della vita scientifica della Scuola. Nelle parole della Direzione, un Allievo è uno studioso in formazione.
Il primo appuntamento pubblico
Il nuovo ciclo è accompagnato dalle Unità di Ricerca Clinica sulle patologie emergenti, dalla rivista «Psicoanalisi Neofreudiana», che esce dal 1988, e dalla partecipazione alla comunità scientifica internazionale. Fra gli appuntamenti del 2027, il 21° Congresso Mondiale della World Association for Dynamic Psychiatry all'Università di Vienna, dal 22 al 26 marzo, su «Identity: Person, Group, Society. Implications for Psychotherapy and Psychiatry». Gli Allievi con il background adatto vi portano contributi scientifici accompagnati dalla Scuola.
Il primo appuntamento pubblico è più vicino. Sabato 3 ottobre, dalle 14.30, in via Giotto 49 e in diretta, la International Foundation Erich Fromm tiene la prima giornata di studio «Le Patologie Emergenti», con lo stato dell'arte delle Unità di Ricerca Clinica. Ingresso libero, è gradita l'iscrizione.
Centoventicinque anni dopo, il caso di Dora continua a porre la domanda con cui la serata si è chiusa: chi ha il diritto di dire che cosa significa l'esperienza di un altro essere umano.
L'accesso al ciclo 2027–2030 avviene previo colloquio individuale di orientamento, gratuito, in presenza a Prato o da remoto.
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